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Nuove risorse per parrucche destinate a donne sottoposte a cure oncologiche

Redazione 7 Luglio 2019
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La giunta della Regione Lombardia su proposta dell’assessore alle Politiche per la famiglia, Genitorialità e Pari Opportunità Silvia Piani, ha approvato le ‘Azioni per una migliore qualità della vita per le persone sottoposte a terapia oncologica’, tra le quali è previsto l’ormai consolidato contributo per l’acquisto delle parrucche per le donne che in seguito alle cure hanno perso i capelli, misura per la quale quest’anno è prevista un ulteriore incrementato.

“Un giusto segno d’attenzione – ha commentato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana – verso quelle donne che si trovano a dover fronteggiare situazioni già di per sé gravi che producono anche inevitabili risvolti psicologici”.

LE RISORSE – Le risorse messe a disposizione da Regione Lombardia per l’acquisto di parrucche ammontano, quest’anno, a 400.000 euro (fondi ulteriormente aumentati rispetto agli anni scorsi quando lo stanziamento era di 300.000 euro) con un contributo massimo per l’acquisto di 250 euro a persona (era di 150 euro negli anni precedenti) e saranno ripartite alle Ats sulla base della popolazione residente nei rispettivi territori.

“Attraverso il rifinanziamento di questa misura, avviata nel 2014 – ha sottolineato l’assessore Silvia Piani – diamo continuità a un intervento molto apprezzato dalle donne colpite da patologie oncologiche. Un’iniziativa che non soddisfa solo un bisogno estetico, ma che migliora la qualità della vita anche delle pazienti che spesso si sentono diverse e quindi si isolano dalla società”.

COINVOLTE LE ATS E LE ASST – “Nella realizzazione di questa misura – precisa l’assessore – sono coinvolte le Ats cui è affidata la regia dell’iniziativa, le Asst, gli Ircss e gli enti del Terzo settore. Questi soggetti, oltre che fornire indicazioni necessarie per l’acquisto della parrucca, devono essere in grado di assicurare supporto psicologico, counseling, mutuo aiuto, coinvolgimento delle reti sociali intorno alla famiglia; tutti quei servizi, insomma, che possono ridurre la vulnerabilità delle pazienti”.

Fonte: Lnews

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