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Parto d’emergenza all’Ospedale Del Ponte di Varese

Redazione 17 Ottobre 2019
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Una corsa contro il tempo e un gioco di squadra eccezionale hanno permesso alla signora Ashley e a suo marito Francesco di abbracciare la loro terza figlia, Gemma, nata ieri mattina all’Ospedale Del Ponte di Varese con un intervento d’emergenza.

Una gravidanza tranquilla, quella di Ashley, americana residente a Lozza, seguita negli ambulatori ostetrici dell’Ospedale Del Ponte di Varese. Nulla avrebbe potuto far presagire quello che le è capitato questa mattina, pochi minuti dopo che le si sono rotte le membrane.

Quando mia moglie mi ha avvisato, ero felicissimo e tranquillo al tempo stesso. – racconta Francesco – Avevamo appena terminato la colazione e mi sono alzato per organizzare il trasporto in Ospedale“.
Ma Ashley si è resa subito conto che qualcosa non andava: il cordone ombelicale, infatti, era fuoriuscito, mettendo in grandissimo pericolo la piccola nascitura. Tecnicamente si chiama prolasso del funicolo ed è una delle emergenze ostetriche più gravi: la testa del bambino, infatti, va a comprimere il cordone ombelicale, impedendo quindi allo stesso di tenerlo in vita e dargli la forza per nascere. In questi casi, non c’è un minuto da perdere: bisogna estrarre il bambino con un cesareo d’urgenza.

Il 118, diretto dal Dott. Guido Garzena, chiamato alle 8.08, arriva in un lampo, carica Ashley in ambulanza e parte verso il Del Ponte, preallertando dell’arrivo. In turno c’è la dottoressa Roberta Ferronato, ginecologa dell’équipe del prof. Fabio Ghezzi, Direttore della Ginecologia varesina e della Rete Integrata Materno-infantile dell’ASST dei Sette Laghi. Nel giro di pochi minuti, si avvisano gli anestesisti e i neonatologi. Un’ostetrica si posiziona all’ingresso dell’Ospedale, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Contemporaneamente, viene preparata la sala operatoria e, davanti alla sala, si colloca un ecografo, con tanto di gel sulla sonda: servirà a verificare la presenza di battito cardiaco fetale.

Ashley arriva, l’ostetrica la visita mentre ancora la stanno scaricando dall’ambulanza. Sale lei stessa sulla barella della partoriente e, con le dita, sostiene la testa della piccola, ormai pronta ad uscire, per impedirle di schiacciare il cordone ombelicale. All’ingresso della sala operatoria l’attendono la Dott.ssa Roberta Ferronato e la Prof.ssa Antonella Cromi: una ginecologa verifica la presenza del battito, mentra l’altra, al suo cenno di assenso, avvia l’intervento. Accanto a loro, due anestesisti, il Dott. Luigi Ambrosoli, che è anche il Responsabile del servizio, e la Dott.ssa Anna Ruggero, hanno già somministrato ad Ashley l’anestesia generale.Alle 8.45 Ashley è entrata in sala parto. Alle 8.46 la piccola Gemma è nata, subito assistita dai neonatologi presenti in sala, le Dott.sse Maria Ragazzo e Simona Perniciaro, entrambe dell’équipe del Prof. Massimo Agosti, Direttore della Neonatologia e del Dipartimento aziendale della Donna e del Bambino. L’indice di Apgar al primo minuto è basso, 3 su 10, ma dopo cinque minuti è già salito: 7 su 10. La bimba ha sofferto un po’, ma si riprende rapidamente. Il ph del cordone ombelicale, un indice importante del benessere fetale, calcolato alla nascita, risulta adeguato. E infatti Gemma non ha bisogno di supporti: niente pratiche rianimatorie, niente terapia intensiva, può passare direttamente al Nido e, dopo poco tempo, alle braccia della sua mamma, che nel frattempo è uscita dalla sala operatorie e si è risvegliata.

Siamo stati fortunati, ma soprattutto siamo stati assistiti nel modo migliore da un gruppo che ha davvero compiuto un miracolo” commentano a caldo i genitori di Gemma. La mamma sta bene, anche se è un po’ provata per il cesareo e, soprattutto, per la folle corsa di cui è stata protagonista insieme a Gemma. Papà Francesco è accanto a loro: “Non ho quasi fatto in tempo a rendermi conto di quello che stava succedendo. Quando ho capito il rischio che abbiamo corso, mi è mancato il fiato, ma è durato poco: non so come, in tutta questa frenesia, qualcuno del personale è riuscito a venire a rassicurare anche me!“.

Fonte: www.asst-settelaghi.it

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