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Disturbi intestinali, quali sono le cause e come distinguerli

Redazione 27 Ottobre 2020
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I disturbi intestinali sono molto diversi tra loro e possono avere le cause più disparate: il Dottor Andrea Costantino, gastroenterologo della Gastroenterologia ed Endoscopia del Policlinico di Milano, ci aiuta a fare chiarezza.

Ci sono persone che soffrono di mal di pancia improvvisi ma ricorrenti, altre che lamentano spesso gonfiore e fastidi intestinali, altre ancora aspettano mesi prima di rivolgersi al medico. Leggere l’intestino non è sempre così semplice, soprattutto i disturbi intestinali sono molto diversi l’uno dall’altro e possono avere cause ed esiti difficilmente individuabili ad una prima occhiata. Per avere un’idea più precisa su come funziona il nostro intestino e di quali sono i segnali a cui dobbiamo prestare maggiore attenzione, abbiamo parlato con Andrea Costantino, gastroenterologo della Gastroenterologia ed Endoscopia del Policlinico di Milano.

Che cos’è l’intestino?

L’intestino è l’ultima parte dell’apparato digerente, un tubo lungo circa 9 metri che ha il compito principale di assimilare i nutrienti ed espellere le scorie. Ma non è tutto, l’intestino ospita una numerosa comunità microbica costituita da batteri, lieviti, parassiti e virus che insieme compongono il microbiota intestinale, fondamentale per assimilare il cibo, proteggerci da molte malattie e farci stare bene. Oltre a svolgere questa importante funzione, l’intestino è anche chiamato il secondo cervello, proprio perché l’apparato gastrointestinale contiene milioni di neuroni che lavorano insieme per generare le contrazioni ritmiche che fanno funzionare l’intestino, la cosiddetta peristalsi.

I disturbi cronici intestinali sono tutti uguali?

Assolutamente no, i disturbi cronici intestinali possono essere organici o funzionali. I disturbi organici comprendono processi in cui viene lesa la struttura anatomica di un organo e di conseguenza la sua funzione. I disturbi funzionali invece non prevedono alcuna anomalia né anatomica né di funzione fisiologica. Questi disturbi sono molto frequenti e possono manifestarsi con sintomi del tratto gastrointestinale superiore e inferiore. Tra questi rientra la sindrome dell’intestino irritabile, un disturbo molto comune che interessa soprattutto le donne tra i 20 e i 50 anni ed è caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all’alterazione della funzione intestinale e, spesso, accompagnati da gonfiore o distensione. Questi ultimi due sintomi possono essere presenti anche senza dolore addominale.

Quali sono i sintomi tipici dei disturbi cronici intestinali?

Dolore addominale, diarrea, gonfiore e distensione addominale sono i sintomi tipici dei disturbi cronici intestinali. Il dolore addominale viene definito cronico se persiste per più di 3 mesi, in modo continuo o intermittente. Un dolore intermittente o ricorrente è presente in circa il 2-4% degli adulti, perlopiù donne di giovane età (20-40 anni).

Quando la diarrea può essere pericolosa?

La diarrea, se grave, può dare luogo a diverse complicanze, tra cui la disidratazione o la perdita di elettroliti, che può portare ad importante abbassamento della pressione arteriosa.

Una diarrea acuta di breve durata in genere non richiede approfondimenti diagnostici, in quanto si risolve da sola, spesso nel giro di poche ore. Nonostante questo, esistono delle eccezioni, come i pazienti che si presentano in ospedale con disidratazione, feci ematiche, febbre, dolore intenso, ipotensione oppure in soggetti molto anziani.

Una diarrea cronica o subacuta (> 4 settimane o > 2 settimane), invece, richiede una valutazione più approfondita. Gli esami iniziali che il paziente dovrebbe eseguire sono la raccolta di un campione di feci su cui si eseguono esami colturali, parassitologici e il dosaggio della calprotectina fecale. Questa è una proteina contenuta nei granulociti neutrofili ed è aumentata quando ci sono processi infiammatori nell’intestino, quindi il suo dosaggio nelle feci può essere utilizzato come marcatore di infiammazione intestinale.

Utile è di sicuro anche l’ecografia delle anse intestinali. Questo esame permette di valutare la presenza di segni di infiammazione a livello del piccolo e del grande intestino. In alcuni casi, inoltre, sarà necessario eseguire la colonscopia con biopsie per ricercare cause infiammatorie.

Come si fa a distinguere un dolore addominale organico da uno funzionale?

Determinare la natura di un dolore addominale può non essere semplice. Esistono alcuni segni di allarme che possono far pensare alla natura organica del dolore, quali febbre, perdita di peso, dolore che sveglia il paziente, presenza di sangue nelle feci, ittero (colorazione gialla/verde della cute e degli occhi), aumento della dimensione di fegato e milza.

Ci sono degli esami che ci possono aiutare per distinguere un disturbo funzionale da uno organico?

Certamente sì, ci sono degli esami del sangue che potrà chiedere il medico (ad esempio l’emocromo,  gli indici di colestasi epatica, gli enzimi pancreatici, gli indici di flogosi come la proteina C reattiva). L’ecografia dell’addome è di sicuro la principale indagine da fare per escludere una patologia organica. Si tratta infatti di un esame non invasivo, senza radiazioni, ben tollerato dai pazienti e con un’ottima capacità diagnostica.

Overview sulla sindrome dell’intestino irritabile.

Come abbiamo detto, la sindrome dell’intestino irritabile o sindrome del colon irritabile è un disturbo molto comune che interessa soprattutto le donne tra i 20 e i 50 anni ed è caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all’alterazione della funzione intestinale e, spesso, accompagnati da gonfiore o distensione. Questi ultimi due sintomi possono essere presenti anche senza dolore addominale.

Questa sindrome sembra coinvolgere un’alterata percezione del dolore. Stress e depressione possono causare uno stimolo neurologico che amplifica i segnali dolorosi, causando un’aumentata percezione del dolore a seguito di un fattore scatenante minimo e la persistenza del dolore per molto tempo dopo che lo stimolo è terminato.

Inoltre, il dolore stesso può fungere da fonte di stress, perpetuando un circolo che si amplifica.

Proprio per tale motivo alcuni pazienti con dolore addominale cronico beneficiano dall’assunzione di basse dosi di antidepressivi che riducono questa ipersensibilità delle fibre nervose intestinali.

La sindrome dell’intestino irritabile potrebbe inoltre essere associata a un microbiota intestinale alterato.

Fonte: www.policlinico.mi.it

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