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Epilessia: Mario Negri e Besta fanno il punto sulla malattia

Redazione 28 Ottobre 2018
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Marco de Curtis, Direttore della Unità di Epilettologia Clinica e Sperimentale, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta e ad Annamaria Vezzani, Direttore del Laboratorio di Neurologia Sperimentale presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri sono tra i massimi esperti internazionali sul tema dei meccanismi neurobiologici e pre-clinici delle epilessie, integrati alle conoscenze cliniche e diagnostiche. Per questo la rivista Nature ha chiesto il contributo per fare il punto della situazione sul tema, nella sezione dedicata Nature Reviews Disease Primer.

L’epilessia è una malattia neurologica estremamente comune, tanto da colpire circa 65 milioni di persone al mondo, con diagnosi per un nuovo paziente ogni 150 individui. Un numero imponente, pari a circa la popolazione della Francia. Sono colpite tutte le aree geografiche, le classi sociali e le fasce d’età. Purtroppo la diffusione della malattia è legata al fatto che le crisi epilettiche possono manifestarsi in molte e diverse malattie acquisite, infettive, genetiche e tumorali. Si calcola che in Lombardia i pazienti non trattabili siano circa 150.000 e si ritiene che i costi diretti (sanitari) ed indiretti di gestione della loro malattia rappresenti un terzo del carico sociale e sanitario delle malattie neurologiche.

È quindi più corretto parlare di epilessie al plurale ed è cruciale riuscire a capire quale malattia è causa del tipo di epilessia per impostare il trattamento più corretto ed efficace – afferma Marco de Curtis – Per fare questo sono stati sviluppati percorsi diagnostici ben definiti che utilizzano i dati clinici del paziente ed i risultati di esami strumentali”.

Il 70% dei pazienti con epilessia – aggiunge Anna Maria Vezzani – può essere curato con i farmaci e con la chirurgia, e può guarire. Purtroppo, un terzo dei pazienti non risponde ai trattamenti disponibili. La presenza delle crisi epilettiche e dei disturbi associati (le cosiddette co-morbidità) influenzano in modo negativo la qualità di vita lavorativa, sociale e relazionale di questi pazienti.

“Il numero di nuovi casi di epilessia – continua Anna Maria Vezzani – è di 61,4 per 100.000 abitanti. Applicando questa stima al territorio nazionale italiano, i nuovi casi di epilessia attesi ogni anno sono circa 36.000. La prevalenza dell’epilessia attiva è di 7,6 casi per 1.000. In Italia sono pertanto 450.000 i pazienti con epilessia attiva. Circa un terzo di questi pazienti non sono curati dalla terapia farmacologica (150.000) e sono quindi definiti farmacoresistenti.”.

“Un terzo dei pazienti farmacoresistenti (50.000 in Italia) potrebbe essere trattato con la rimozione chirurgica della zona epilettogena. – conclude il dott.28 de Curtis – Attualmente vengono operati in Italia per chirurgia dell’epilessia circa 300 pazienti all’anno. I pazienti arrivano all’intervento chirurgico in media dopo 20-25 anni di malattia. Se correttamente identificati ed indirizzati potrebbero essere guariti molto prima di quando avviene oggi. E questo determinerebbe un notevole ed ovvio vantaggio per i pazienti ed i loro familiari, ma anche per i costi sanitari che la gestione di un paziente cronicamente epilettico comportano.

I costi diretti sanitari sono ingenti: si calcola siano pari a circa 5.000 Euro annui, per il 50% attribuibili farmaci antiepilettici e il 30% per i costi di ricovero. A livello europeo si stima si arrivi a circa 15.5 miliardi di euro. I costi indiretti (assenze da lavoro, sottooccupazione, utilizzo di servizi sociali, etc) arrivano ad essere addirittura 3 volte più grandi. L’intervento chirurgico sembra essere spesso una soluzione efficiente: a tre anni dall’intervento i costi sanitari e sociali dei pazienti sono ridotti ad un quarto e si azzerano passati 6-7 anni.

Fonte: comunicato Mario Negri

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