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Nuovo ingrediente potenzia terapie con staminali – San Raffaele e Telethon

Redazione 11 novembre 2018
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Le cellule staminali del sangue hanno difese antivirali innate sempre attive che contrastano anche l’efficacia della terapia genica, rendendo quasi inutili anche trattamenti con grandi quantità di vettori virali. Grazie alla sua capacità di ridurre una delle linee di difesa, la ciclosporina H  consente di correggere più cellule utilizzando meno vettore (più efficienza ad un costo minore) in un singolo passaggio.

La terapia genica ha già raggiunto importanti successi, ma la sua applicazione resta ancora difficile per molte malattie genetiche e per molti tipi di cellule. Un gruppo di ricercatori guidato da Anna Kajaste-Rudnitski, dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ha scoperto che una molecola di origine naturale è in grado di aumentare l’efficienza degli attuali protocolli. La molecola facilità l’azione dei vettori virali, virus svuotati del loro contenuto replicativo e usati per consegnare il gene terapeutico alle cellule malate. La ricerca, pubblicata su Cell Stem Cell e svolta in collaborazione con Greg Towers dello UCL di Londra, è stata possibile grazie al sostegno di Fondazione Telethon, Commissione Europea e Wellcome Trust. I suoi risultati promettono di migliorare l’efficacia delle terapie in sviluppo, come quelle per la Beta-Talassemia, e al contempo ridurne i costi.

Per correggere un difetto genetico che causa una malattia, la terapia genica inserisce una copia funzionante dello stesso gene all’interno delle cellule del paziente. Per farlo si utilizza normalmente un vettore virale, ovvero un virus spogliato del suo contenuto infettivo, che invece di sabotare la cellula porta al suo interno il DNA terapeutico: un processo chiamato “trasferimento genico”. Non tutte le cellule, però, lasciano passare con la stessa facilità il vettore: alcune hanno meccanismi di difesa contro i virus che ne ostacolano l’ingresso, rendendo più difficile il successo della terapia.

Le cellule staminali del sangue, in particolare, hanno difese antivirali innate sempre attive. Il gruppo di ricerca guidato da Anna Kajaste-Rudnitski e i colleghi dell’UCL hanno scoperto che, proprio a causa di queste difese, l’efficienza della terapia genica può risultare inferiore. Per alcune malattie, come la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich, già trattate con successo all’SR-Tiget, l’efficienza dei protocolli attuali è sufficiente, ma in altri casi non si è altrettanto fortunati: occorre usare grandi quantità di vettore virale, a volte senza ottenere i risultati auspicati.

È qui che entra in gioco la molecola naturale identificata dai ricercatori. Grazie alla sua capacità di ridurre specificamente una delle linee di difesa, la ciclosporina H – questo il nome della molecola – consente di correggere più cellule utilizzando meno vettore, e in un singolo passaggio. «Un protocollo che preveda l’utilizzo di questa sostanza consentirebbe di aumentare in modo significativo l’efficienza della terapia genica, garantendo beneficio clinico a un costo minore» spiega Anna Kajaste-Rudnitski.

I ricercatori hanno osservato che la ciclosporina H funziona degradando temporaneamente una proteina cellulare (chiamata IFITM3) coinvolta nella difesa contro molti virus, senza avere però altri effetti immunosoppressivi. Dopo circa sei ore dalla somministrazione della sostanza, i livelli di IFITM3 tornano infatti normali, senza che la biologia della cellula rimanga compromessa sul lungo periodo: un buon segno per le potenziali applicazioni cliniche.

Una volta individuato questo meccanismo, i ricercatori hanno visto che le cellule staminali hanno livelli di IFITM3 diversi da persona a persona: alti livelli della proteina sono associati a una minore permissività al trasferimento genico. «La cosa incoraggiante è che più sono alti i livelli di IFITM3 e più la nostra molecola è efficace, ciò significa che i pazienti particolarmente difficili da trattare con i normali protocolli di terapia genica sono anche quelli che potrebbero trarre maggior beneficio dall’uso di ciclosporina H», conclude Anna Kajaste-Rudnitski. «Introdurla consentirebbe non solo di aumentare l’efficacia della terapia genica in generale, ma ne garantirebbe anche gli stessi benefici per tutti i pazienti».

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Fonte: comunicato San Raffaele

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