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Shopping compulsivo: dipendenza da affrontare per salvare la coppia

Elisa Psicologa 3 Giugno 2019
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Lo shopping compulsivo come il gioco d’azzardo, l’accumulo compulsivo o l’utilizzo di sostanze sono dei tipi di dipendenze e hanno come nucleo quello della ricerca di gratificazione con perdita di controllo.

Buongiorno,

Sono sposato con mia moglie da 7 anni, la amo molto ma il suo problema sta cominciando a preoccuparmi seriamente. Continua a comprare vestiti, che poi non mette, e ha fatto bloccare già due carte di credito. Non so più come fare, tutte le volte che cerco di affrontare il problema si arrabbia, piange o nega. Come posso farla smettere prima che i debiti diventino ingestibili?

Matteo, Brescia

La Posta di Elisa è la rubrica del lunedì di Tisostengo.
Per le vostre domande potete scrivere a LaPostaDiElisa@Tisostengo.com

Elisa Bonomessi, la posta di elisa
La Posta di Elisa

Buongiorno,

grazie per la domanda che può evocare vicinanza a molte persone ma impone, sfortunatamente, una risposta solo parziale, in quanto la tematica è complessa e sfaccettata.

Da quello che riporta, sua moglie potrebbe fare “shopping compulsivo”, ovvero shopping caratterizzato da un irresistibile, incontrollabile e ripetitivo impulso e/o desiderio di acquistare.

Questo comportamento, come il gioco d’azzardo, l’accumulo compulsivo o l’utilizzo di sostanze, sono dei tipi di dipendenze, hanno come nucleo quello della ricerca di gratificazione ma con perdita di controllo.

Spesso, i soggetti affetti da tali disturbi, si dichiarano pronti a cambiare o smettere di entrare in contatto con l’oggetto della loro dipendenza ma, molto più spesso, non riescono a mantenere le promesse. In questi casi la volontà iniziale può essere genuina ma il richiamo prende il sopravvento, senza che la persona riesca a fermarsi in tempo. La caduta momentanea mette in moto circoli viziosi che se non gestiti adeguatamente non permettono né al soggetto né a chi gli sta intorno, di interrompere il ciclo.

I comportamenti usati come esempio sono molto differenti tra loro ma, in comune, hanno la caratteristica di essere degli indicatori di un malessere più profondo e radicato nella persona che bisogna riconoscere e non giudicare a priori.

In situazioni come quella descritta, possono essere spesso presenti sensazioni di mancanza di controllo e impotenza da parte di persone vicine o familiari che faticano a interrompere questi comportamenti.

Come lei ha scritto, ama molto sua maglie ma questo non sempre può bastare per aiutare l’altro, familiare o amico, che si scopre avere queste difficoltà.

I sensi di colpa o la rabbia, che possono emergere, non facilitano la gestione. Sarebbe quindi meglio rivolgersi a persone competenti e specializzate, esterne dalla sfera emotiva, che possono con diversi strumenti e un distacco maggiore accogliere i soggetti senza finire nel turbinio delle risposte che si possono innescare tra le parti in causa.

Concludendo, l’unico consiglio che mi sento di poter dare è quello di non cedere a tutte le richieste che vengono poste, come ad esempio l’utilizzo di altre carte di credito, e la ricerca di un percorso personale, familiare o di gruppo, che permetta di monitorare il comportamento e comprenderne le dinamiche sottostanti per poterlo modificare in modo duraturo nel tempo.

Elisa

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